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venerdì 23 settembre 2011

Il mio pensiero "Avevano spento anche la luna" di Ruta Sepetys



Un romanzo ispirato a una storia vera
per sopravvivere bisogna lottare con tutte le forze!


"Chiusi la porta del bagno e mi guardai allo specchio. Non avevo idea di quanto in fretta sarebbe cambiato il mio viso, sfiorendo. Se l'avessi saputo, avrei fissato più a lungo il mio riflesso, cercando di memorizzarlo. 
Era l'ultima volta, per più di dieci anni, in cui mi sarei guardata in uno specchio vero."

Titolo: Avevano spento anche la luna
titolo originale: Between shades of gray
Autore: Ruta Sepetys
Editore: Garzanti
Pagine: 304
Prezzo: 18.60 euro

Descrizione
Lina ha appena compiuto quindici anni quando scopre che basta una notte, una sola, per cambiare il corso di tutta una vita. Quando arrivano quegli uomini e la costringono ad abbandonare tutto. E a ricordarle chi è, chi era, le rimangono soltanto una camicia da notte, qualche disegno e la sua innocenza. È il 14 giugno del 1941 quando la polizia sovietica irrompe con violenza in casa sua, in Lituania.
Lina, figlia del rettore dell'università, è sulla lista nera, insieme a molti altri scrittori, professori, dottori e alle loro famiglie. Sono colpevoli di un solo reato, quello di esistere. Verrà deportata. Insieme alla madre e al fratellino viene ammassata con centinaia di persone su un treno e inizia un viaggio senza ritorno tra le steppe russe. Settimane di fame e di sete. Fino all'arrivo in Siberia, in un campo di lavoro dove tutto è grigio, dove regna il buio, dove il freddo uccide, sussurrando. E dove non resta niente, se non la polvere della terra che i deportati sono costretti a scavare, giorno dopo giorno.
Ma c'è qualcosa che non possono togliere a Lina. La sua dignità. La sua forza. La luce nei suoi occhi. E il suo coraggio. Quando non è costretta a lavorare, Lina disegna. Documenta tutto. Deve riuscire a far giungere i disegni al campo di prigionia del padre. È l'unico modo, se c'è, per salvarsi. Per gridare che sono ancora vivi. Lina si batte per la propria vita, decisa a non consegnare la sua paura alle guardie, giurando che, se riuscirà a sopravvivere, onererà per mezzo dell'arte e della scrittura la sua famiglia e le migliaia di famiglie sepolte in Siberia. Ispirato a una storia vera, Avevano spento anche la luna spezza il silenzio su uno dei più terribili genocidi della storia, le deportazioni dai paesi baltici nei gulag staliniani.



L'autrice:


Ruta Sepetys è nata in Michigan, da una famiglia di rifugiati lituani. Non ha mai dimenticato le sue origini e la storia della sua famiglia. Per questo è andata in Lituania, nel tentativo di recuperare la memoria paterna. Per scrivere Avevano spento anche la luna le ricerche sono state impegnative e l'hanno portata a visitare i campi di lavoro in Siberia e a conoscere storici e tantissimi sopravvissuti, che l'hanno aiutata a descrivere i particolari più importanti di quel passato di atrocità.




Lituania, è il 14 giugno del 1941, la quiete delle case viene interrotta da un forte bussare. Gli agenti del NKVD: Narodnyj komissariat vnutrennich del (Commissariato del popolo per gli affari interni, era un commissariato governativo dell'Unione Sovietica che gestiva un'ampia gamma di affari di stato.), sono giunti a reclamare delle persone, per arrestarle, è così che inizierà la lotta della famiglia di Lina e di tutti i deportati lituani. Donne, uomini, bambini e neonati nessuno sarà risparmiato, persone della stessa terra, ma che non si conoscono, gente di diversi ceti sociali e con personalità diverse si ritroveranno assieme per lo stesso motivo: sono cittadini della Lituania. 
Sarà proprio Lina, giovane benestante di 15 anni con un futuro d'artista, ad accompagnarci durante questa storia. 

Ruta, attraverso gli occhi della giovane, ci farà viaggiare in quei vagoni sporchi, con gente malata e senza cibo, ci farà capire che in molti casi l'unione fa la forza, Lina, Jonas, Andrius e tutti i membri del gruppo cercheranno di aiutarsi a vicenda, in tutti i modi possibili. Quando tutto sembra andato perso, ci sarà sempre qualcuno a rincuorare l'altro, stringendogli la mano ed esortandolo a non mollare. La speranza sarà sempre viva in ognuno di loro. 

L'autrice è riuscita a farmi vivere la storia di Lina, come se me la trovassi davanti e mentre nella mia mente guardavo i suoi occhi tristi, pieni di dolore e sofferenza percepivo anche l'animo di una giovane “donna” piena di speranza e voglia di vivere.

Il tempo scorrerà lento nei campi di lavoro, nei vagoni per animali e nei camion. Passeranno anni interminabili, dove non tarderanno ad arrivare, malattie, morte, pidocchi, ecc ecc.. 
Molti deportati per darsi coraggio si immergeranno nella musica e nel disegno, come farà anche Lina, amante dell'arte, il mondo che rappresenterà con i suoi disegni sarà azzurro e pieno di lacrime, esattamente come suo padre gliel'aveva descritto, ma non solo fra i suoi schizzi ci saranno i simboli della patria e i fiori . A volte con un semplice foglio di carta immacolato e una piccola matita riuscirà a staccarsi dalla realtà, avere una speranza in più, perché alcuni non saranno semplici disegni, ma saranno dei messaggi in codice che lei affiderà nelle mani di alcune persone sperando che prima, o poi arrivino a suo padre, arrestato prima di loro. 
Ruta Sepetys riesce a farci cogliere i sentimenti di tutti i personaggi, facendoci assaporare ogni piccola sfumatura e in particolar modo ci fa percepire a pieno la speranza che illumina i loro cuori, nonostante il dolore sia forte e il "desiderio" di cedere il passo alla morte si fa sempre più pressante, la voglia di sopravvivere e lottare per tornare nella loro patria brilla come la luna che Stalin e tutti coloro che lo seguono, l'hanno spenta. 

Le persone che sono sopravvissute a questo massacro, non potranno divulgare quello che hanno vissuto, perché anche al loro ritorno in Lituania, saranno costantemente controllati dal KGB ex NKVD. I ricordi non si potranno mai cancellare dalla mente, per divulgare la loro storia e la sofferenza scriveranno dei biglietti, contenenti quello che è successo, li chiuderanno in delle capsule e le nasconderanno sotto terra lasciando il compito di divulgare queste notizie preziose a chi li scoverà. 

Quando ho terminato questo romanzo, i miei pensieri erano in "subbuglio" erano molti i sentimenti che provavo, rabbia, dolore e stupore ed per questo che prima di scrivere la mia opinione, su questo romanzo, ho aspettato un paio di giorni, per evitare che la mia recensione fosse un disastro colossale. 
Per leggere questo libro, dovrete essere pronti ad affrontare un intreccio di emozioni e sentimenti contrastanti, non è un romanzo da leggere e basta, è una storia da vivere e affrontare pagina dopo pagina. Ogni parola fa esplodere nell'animo emozioni fortissime poiché tratta avvenimenti realmente accaduti, il dolore si fa strada nel tuo corpo fino a stringere, come in una morsa, il cuore. Il pensiero vaga e arriva in quel passato facendoti provare solo in parte un dolore che non sarà mai come provarlo realmente sulla propria pelle, le lacrime saranno sempre in agguato e state pur certi che con questo libro non se ne resteranno nascoste, dietro gli angoli dei vostri occhi. Non è solo una storia che entra nel cuore è di più, è un viaggio nella conoscenza che spacca il cuore a metà. 
Mi sono calata in questa storia in modo completo, con tutta l'anima, grazie allo stile narrativo pulito e schietto dell'autrice. Dopo aver terminato la lettura la storia di Lina faceva parte di me, giorno dopo giorno, ancor oggi non riesco a non pensarci e commuovermi. 

Devo ammettere che per quanto riguarda gli avvenimenti successi in Lituania e della cosiddetta "Era di Stalin" non ero molto informata, di Hitler ne ho sentite e risentite, mi sono vista film, letto libri, ecc.. . Non è il solito racconto di Ebrei e Nazismo si tratta di avvenimenti che vogliono restare in ombra e di cui se ne parla poco, ma che devono essere portati alla luce. Ed è anche per questo che sono felice di aver letto questo libro per approfondire l'argomento (anche se doloroso). Non riesco a capire perché dell'inferno di Stalin non si parla quasi mai anche se ha fatto deportare all'incirca 30 milioni persone tra donne, bambini e uomini e 20 milioni sono morte.

"Cercai di trovare una logica. Come ci stavano selezionando per l'imminente trasferimento? Ma una logica non c'era. 
La psicologia del terrore di Stalin sembrava poggiare sul fato che non si sapeva mai cosa aspettarsi."

E' un romanzo che merita di essere letto capito e vissuto, quello che è successo in quel periodo, le atrocità che sono state commesse sono cosa nota, ma a volte ce lo dimentichiamo sembrano cose irreali e conoscere i piccoli dettagli le fa sembrare più vere. L'autrice ha fatto un lavoro notevole per costruire questo racconto, con maestria e semplicità mi ha conquistato. Una storia "straziante", ma che dona a chi legge una grande dose di fiducia nel domani.
Io lo consiglio caldamente a tutti, anche se il vostro cuore ne soffrirà, ma non rimpiangerete di aver intrapreso questa lettura,anzi.


 



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